Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

500 anni fa

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500 anni fa, in questi giorni, Michelangelo saliva sui ponteggi della Sistina per affrontare la volta. Poche parole rendono l’impresa e l’idea, come queste, ritrovate, di don Giussani.

«…Il nesso tra la parola corpo nel senso solito (identifica una certa sagoma) e l’uso della parola “corpo” nel senso di realtà di personalità compiuta dentro il suo possesso (la sua unità con tutto ciò che da esso nasce), la distinzione tra un uso e l’altro della parola corpo non è giudicabile secondo i parametri della nostra mentalità, perché secondo la nostra mentalità il corpo è quella sagoma. Ma tra i due sensi, quello più ricco, intenso e reale è il secondo. Perché quando Michelangelo produce il Mosé è cosa sua, è se stesso (…) Questo destino per cui la nostra personalità è creata, questo destino di maturazione, di dilatazione di un possesso universale per cui tutto l’universo diventa espressione di sé, insomma questa ricchezza dell’uso del vocabolo corpo implica una forza creativa; o sta all’origine dove uno è creato, oppure non riesce a stare in piedi».
Luigi Giussani, Una presenza che cambia (pag. 256)

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Written by giuseppefrangi

maggio 5, 2008 a 12:30 pm

Pubblicato su antichi

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