Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

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Francesi beceri

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Traces du Sacre è la mostra aperta al Pompidou per esplorare con estrema scontatezza un tema che brucia le dita. Per Le Monde è una questione in lenta e implacabile estinzione. Il percorso è tutto storicizzato, e a parte qualche formula efficace (Risonanze dell’arcaico per Pollock e Beuys), non ci si discosta dall’assolutamente prevedibile. Un tema così imbrigliato in uno schema è un tema assolutamente inerte. Meglio lasciar perdere. Piuttosto, nella personalissima classifica dei pittori che si sono avventurati oltranzisticamente sul terreno, vedo: 1. Bacon; 2. Yves Klein; 3. Rothko; 4. Dan Flavin; 5. Fontana; 6.Warhol; 7. Barnett Newman… Lista in fieri. Su Giacometti ci devo pensare. Comunque tendenzialmente la figura è in fuga. L’espressione di un’adesione religiosa passa per vie fragili, che non reggono l’impatto con le immagini. C’è bisogno di non detto. Di non dichiarato. Solo così ri-sbuca. Forse…

Solo Bacon fa certamente eccezione. Anche il Matisse ultimo è felice, ma ha una patina un po’ clericale. È sacro molto voluto. E il sacro quando arriva su comanda ha sempre un che di loffio. Meglio il paradiso della Danza… O la finestra aperta sul cielo di Nizza: di nuovo paradiso.

Poi c’è il coté esoterico e alchemico. Lì la lista è infinita.

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Written by giuseppefrangi

maggio 20, 2008 at 10:54 pm

Pubblicato su art today, moderni

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