Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Bellini vs. Mantegna

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In un’intervista Giovanni Agosti, principe dei mantegnisti, ammette che per lui Bellini è più grande. I due, si sa, erano cognati avendo Mantegna sposato la sorella di Bellini, Nicolosia. E i due sono d’attualità per le due mostre in corso: Mantegna a Parigi, Bellini alle Scuderie del Quirinale. Il confronto, in effetti, è roba sulla quale si potrebbe scrivere un libro. Roba tra arte e psicoanalisi. Per capire il mondo di Bellini bastano le parole di Longhi nel Viatico (1946): «…accordo pieno e profondo tra l’uomo, le orme dell’uomo fattosi storia, e il manto della natura; accordo tra le masse umane prominenti e le nubi alte, lontane, e cariche di sogni narrati», e così via… (ma su Bellini l’aveva detta giusta anche Marco Boschini a metà ‘600: «Zambelin se puol dir la primavera… e senza lù l’arte in inverno giera»). Su Mantegna valgono gli aggettivi di Agosti: sdegnoso, eroico, di legnosa risoluzione, visionario, pittore di testa, classico moderno. In sintesi: “ne cherchez plus mon coeur”.

Sono due polarità opposte. Mantegna testardo, solitario, furente pur nella glacialità del suo archeologismo. Non sente ragioni né voci fuori da lui. L’arroccamento a Mantova sembra quasi un volersi togliere dal dovere di fastidiosi confronti. La mischia o le contaminazioni non sono cose per lui. Il suo è un orizzonte mentale, ma capace di una energia visiva impressionante.

Bellini è il rovescio. S’imbeve di tutto, senza per questo venir meno alla sua grandezza. È femmineo. È un ricettore senza complessi. È un grande che ha la coscienza di essere relativo. È internazionale senza togliere nulla alla sua provincialità. Da Bellini siamo tutti a casa. Con Mantegna siamo tutti su un ring. Da Bellini carezze, da Mantegna pugni. Bellini è la luce del tramonto. Mantegna ti bombarda con il suo un accecante riflettore mentale. Bellini è tenero come una guancia. Mantegna è come una scorza indurita dal corso dei millenni. Bellini è il fremito del presente, Mantegna ha incatenato il tempo. Bellini è collinare, Mantegna è tellurico…

Chi ne ha più ne metta… Sarebbe da farci un referendum: belliniano o mantegnesco?

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Written by giuseppefrangi

settembre 29, 2008 a 12:21 am

5 Risposte

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  1. che domanda? Antonelliano (da messina, of course)

    Biagio

    settembre 30, 2008 at 4:57 pm

  2. antonelliano, vuol dire che in realtà tiri verso Bellini. Basta vedere la svolta di Bellini appena Antonello si fece vedere a Venezia…

    giuseppefrangi

    settembre 30, 2008 at 10:05 pm

  3. belliniano, certo! Gius, e se ci vedesse a Roma proprio per la mostra alle Scuderie?

    enrico

    ottobre 1, 2008 at 1:00 pm

  4. Su di te non avevo dubbi. Comunque arrivo, arrivo

    giuseppefrangi

    ottobre 1, 2008 at 11:16 pm

  5. appena Antonello si fece vedere a Venezia andò da Giovanni Bellini e gli chiese: “Giuànni, a unni pozzu truari na bedda fimmina ‘nta stu paisi?” (trad. “dove si tronmba da queste parti?”) alché il Bellini rimase interdetto e appunto svoltò da un’altra parte.

    Biagio

    ottobre 3, 2008 at 5:00 pm


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