Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Appuntamento con Daniele

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Sabato 18/10, ore 15, visita guidata da Cristina Terzaghi alla Certosa di Garegnano e agli affreschi di Daniele Crespi con le storie di San Bruno (e quelli di Simone Peterzano). Un’occasione da non perdere per la bellezza intatta degli affreschi e per la qualità di chi guida la visita. Sul sito dell’Associazione Testori, tutti i particolari per iscriversi.

Personalmente ho un legame quasi di sangue con questi affreschi di Daniele, essendo che sono stati l’argomento della tesi di mia mamma Lucia. Una vocazione artistica potentemente sostenuta dal grande fratello Gianni, ma poi arenatasi negli impegni famigliari… Ma il legame resta, e quel tono cronachistico e tutto in prosa di Daniele lo sento un po’ mio.

Naturalmente Gianni (Testori) su Daniele ha invece continuato a indagare. E le sue righe sono un magistrale viatico: «Da quel romanziere che tentò d’essere egli snodò i gorghi in cronaca, li spianò fino a svuotarli della loro stessa seduzione; indicò agli spettatori i piani effettivi delle vicende; enucleò le misure sociali, anziché i rapimenti mistici e spettrali delle vite dei Santi e di Cristo medesimo; rimeditò i martirii come fatti di costume; cercò di legare ogni fatto, anche i più truci, a ragioni precise e precisabili. Ma, a parte che una talquale remora languida gli rimase addosso sempre, il suo limite fu di restar legato, in quell’operazione, a una parte sola, quella della Controriforma: uno Stendhal senza la necessaria obiettività e il necessario cinismo; uno Stendhal, insomma, sconfitto. Questo è quanto si desume dalla sua opera in proposito più chiara, che è poi anche il suo capolavoro: il ciclo certosino di Garegnano, dipinto tra l’altro alla vigilia della morte (1629)».

(Come nota Davide Dall’Ombra nella sua tesi di laurea, la stessa prosa si Testori finisce con il “planare” sullo stile di Daniele: «Testori sembra adattare il suo linguaggio critico a quello che ritiene essere il temperamento del pittore: se con il Procaccini s’era fatto setoso, con Daniele si fa storico, dettagliando i rapporti di influenza sulla Spagna degli altri manieristi e i debiti del Crespi verso Zurbaràn e la pittura genovese così come Daniele fu pittore attento ai meccanismi della storia ma con tutti i limiti di un pittor cronista»).

Nella foto, la scena maestra del ciclo di Daniele, il  Risveglio dai morti di Raimondo Diocrès.

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Written by giuseppefrangi

ottobre 15, 2008 a 1:44 pm

2 Risposte

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  1. ahò, qui non si fa tempo a distrarsi un attimo che ci sono due nuovi post. Questo commovente, per uno ignorante come me. Imparo qualcosa di nuovo, chissà se lo imparo davvero. Devo dire che la cosa che mi ha commosso di più (mi si dirà che non c’entra niente) è il riferimento alla mamma Lucia. Mi ricorda il richiamo di ierii sera di Giacomo che diceva che era affezionato a Manzoni perché Manzoni è il nome della sua mamma. Perdonatemi se non parlo di “Daniele”, che non conosco. Ma colgo l’occasione per inviare tanti saluti alla bella e brava Cristina

    Paolo Biondi

    ottobre 17, 2008 at 12:19 am

  2. Caro Paolo, lo so. Ma qui ogni gorno c’è da sgombrare un po’ la testa. E così si spiega questo esercizio quasi quotidiano.
    un abbraccio e arrivederci a Roma

    giuseppefrangi

    ottobre 18, 2008 at 10:08 am


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