Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Barcelò, un pompier all’Onu

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onuart-foto-c2a9agusti-y-antonia-torres-3539Il caso di Miquel Barcelò, il pittore spagnolo chiamato dall’Onu ad “affrescare” la volta della Sala XX del palazzo di Ginevra dedicata ai Diritti umani, si presta a qualche utile e anche un po’ velenosa considerazione.
Primo, ci troviamo davanti a un caso palese di megalomania. Una volta di 1300 metri quadrati con Diritti umani per la quale Barcelò ha utilizzato «più di cento tonnellate di pittura prodotta con pigmenti provenienti dai quattro angoli del mondo, avvalendosi di un’attrezzatura appositamente progettata e con la collaborazione di specialisti in varie discipline, tra cui fisici delle particelle, ingegneri, architetti e restauratori di caverne preistoriche» (così spiega il comunicato di Fundaciòn Onuart, committente dell’opera).

Secondo. Dalle foto diffuse e dalla conoscenza degli ultimi anni della grande promessa della pittura spagnola (deludente ridondante la sua mostra a Lugano un paio d’anni fa), mi permetto di avanzare qualche riserva su questo soffitto grondante. È figlio di un artista un po’ tronfio che si crogiola nella sua bravura e nella retorica che gli è stata creata attorno. Insomma è di una ridondanza molto “pompieristica”.
Terzo. Barcelò è figlio del modello spagnolo, che ne ha fatto praticamente un artista di stato: non a caso è riuscito ad imporlo a un ente sovranazionale e sia il re che il primo ministro Zapatero saranno presenti per l’inaugurazione. I giornali se lo coccolano come un novello genio: il suo intervento nei titoli  è già diventato la “capila Sixitina de la Onu”. La Spagna in questo è davvero sciovinista e provinciale.
Quarto. L’Onu mette un sacco di soldi per un’opera che darà infiniti problemi di conservazione. Il bilancio finale è di oltre 20 milioni di euro. In buona parte messi dalla Spagna che li ha sottratti dai fondi destinati a interventi umanitari. Dite voi se ne valeva la pena.

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Written by giuseppefrangi

novembre 11, 2008 a 7:04 pm

Pubblicato su moderni

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4 Risposte

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  1. Caro Giuseppe,
    che la Spagna fosse provinciale e sciovinista non è una novità, e ci si poteva aspettare che il governo Zapatero fosse disposto ad uno “spreco” di soldi così alto. Miquel Barceló comunque aveva avvisato che non ci avrebbe messo solo tre mesi (da Settembre a Dicembre 2007), e aveva detto che sarebbero serviti molti più soldi di quelli che avevano stanziato inizialmente.
    inoltre accusarlo di campanilismo mi sembra eccessivo, visto che negli ultimi vent’anni è stato lui l’artefice di alcune tra le più sincere critiche alla società spagnola. Comunque la politica non lo ha mai interessato. in breve: sulla qualità di quest’ultimo lavoro si può discutere… ma parliamo di questo e non del contorno. gli artisti vanno dove c’è lavoro, magari l’Onu e la Spagna avevano qualche soldo in più che non sapevano come spendere… diamo a loro la responsabilità de una tale committenza.
    Da ultimo, alla mostra di Lugano erano esposti tra i quadri migliori della metà degli anni Ottanta, di straordinaria fattura. Magari lei si riferiva all’allestimento… se è così le rammento che quasi il 90 per cento delle mostre proposte nelle gallerie, e quelle realizzate a Palazzo Reale di Milano, non sono mai state impeccabili. Ripeto: dobbiamo reimparare a parlare della qualità dell’opera e non del suo contorno.
    Luca Maffeo

    Luca Maffeo

    novembre 20, 2008 at 11:59 am

  2. Caro Luca, il giudizio sulla mostra di Lugano, ben fatta come tutte quelle dell’era Chiappini, era un giudizio sul processo involutivo che intravvedevo nella parabola di Barcelò e di cui resto convinto anche alla luce di quel che si è visto del soffitto ginevrino. È un artista che dopo un avvio interessante si è preoccupato troppo degli effetti speciali, e si è crogiolato nella sua abilità. L’ambiente, coccolandolo, non l’ha certo stimolato a trovare strade diverse. Resta un punto di vista mio, s’intende. Ma che porta a galla una questione più di fondo: la pittura-pittura oggi troppo spesso sconta un deficit di “pensiero”. Si accontenta di essere flusso, istinto. In sintesi, diventa enfatica e ultimamente accademica (per quanto ammantata di anarchismo). Le parabole di tantissimi si assomigliano. E non è un caso.

    giuseppefrangi

    novembre 20, 2008 at 1:05 pm

  3. da appassionato e da studente che sta scrivendo una tesi sull’opera di Miquel Barceló, quindi da persona che ha subìto l’entusiasmo iniziale della sua opera, le chiedo: Barceló è destinato a morire presto come artista? quello che doveva fare si è già esaurito?

    Luca Maffeo

    Luca Maffeo

    novembre 20, 2008 at 3:39 pm

  4. ah, comunque io studio a Milano,
    le lascio i miei recapiti, così se le fa piacere potremmo incontrarci (se lei è a Milano) e discuterne, o mi potrebbe dare una mano a non cadere in qualche inutile e obsoleta definizione generale sulla sua opera.

    email: maffeos@libero.it
    cell.: 3384074579

    grazie

    Luca maffeo

    Luca Maffeo

    novembre 20, 2008 at 3:49 pm


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