Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Sgarbi copia. Ma copia bene

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botticelliFrancamente non capisco tanta indignazione nei confronti di Vittorio Sgarbi. Ha copiato un saggio su Botticelli, scritto da Mina Bacci per i mitici Maestri del Colore nel 1963 e lo ha riproposto a nome suo per la collana di Skira, allegata qualche anno fa al Corriere della Sera. L’operazione è stata oggettivamente spericolata, perché come mi ricorda Davide Dall’Ombra, i Maestri del Colore vennero tirati in 71milioni di copie, e, a differenza di tutta la mediocre valanga di editoria divulgativa che è seguita, restano ancora orgogliosamente nelle librerie  e fanno la loro bellissima figura nelle bancarelle di mezz’Italia. I Maestri del Colore sono un esempio di cultura civile vera. Dalla semplicità della loro formula, alla qualità davvero stupefacente delle immagini e della grafica, sino alla scelta degli autori chiamati a scrivere i testi introduttivi. Un giorno farò l’indice degli autori, e ci sarà da restare a bocca aperta.
Sgarbi quindi è stato infantile a pensare che il numero 8 della serie diretta da Dino Fabbri, dedicato a un pittore tanto amato come il Botticelli non fosse ancora in circolazione in migliaia  di copie. Ma a merito di Sgarbi dobbiamo dire ha copiato bene e che paradossalmente ci ha fatto riscoprire il testo… di Mina Bacci, allieva di Longhi: un testo cristallino, che aderisce magnificamente al profilo di Botticelli, «questo malinconico, squisito “décadent” del Rinascimento italiano».

O ancora sulla Giuditta degli Uffizi oggi in singolare trasferta a Milano: «La crudele determinazione dell’eroina biblica si è sciolta, nel ritorno al campo, in quell’incedere lento del corpo falcato cui nemmeno il fluttuare delle vesti riesce a conferire un tono drammatico». Ridiamo alla Bacci quel che è suo.

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Written by giuseppefrangi

dicembre 3, 2008 a 7:44 pm

5 Risposte

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  1. Vittorio Sgarbi ha fatto bene nei confronti di questi editori, che credono di essere furbi, ma secondo me stupidi, o poco intelligenti, che ogni poco (la solita Skira, il Botticelli lo ha messo in vendita in edicola, nel 2003, copiandolo da uno precedente stampato per i Classici dell’Arte Rizzoli, nel 1978)propongono i soliti nomi famosi di artisti del passato.Di monografie del Botticelli ce ne sono a migliaia, una versione splendida anche criticamente, è uscita recentemente scritta da Alessandro Cecchi.
    Solo per quanto riguarda la mia regione Toscana, ci sarebbero grandi artisti che ancora mancano di una monografia, o se c’è è ormai obsoleta. Faccio alcuni importanti nomi del Cinquecento toscano: Lorenzo di Credi, Francesco Granacci, Bacchiacca, Mariotto Albertinelli, Giovanni Antonio Sogliani, Pierfrancesco Foschi, Fra’ Bartolomeo, Brescianino, Vasari, Santi di Tito, Alessandro Allori, Jacopo Zucchi, Francesco Vanni, Ventura Salimbeni, Alessandro Casolani.
    Se questi editori proponessero questi artisti meno conosciuti, ma certamente importanti farebbero sicuramente cassetta, perché la gente intelligente è interessata alle novità. Nello stesso tempo questi editori diventerebbero divulgatori di nuova cultura, non vecchia o stantia come stanno facendo adesso.
    La Fabbri degli anni Sessanta era molto più avanti di alcune importanti Case Editrici di adesso.
    Roberto Ciabattini, Firenze

    ROBERTO CIABATTINI

    dicembre 5, 2008 at 2:44 am

  2. Condivido. il vero problema è quant’è decaduta l’editoria divulgativa in Italia. Sgarbi da questo punto di vista si è adeguato… Poveretto lui e poveretti noi
    Segnalo che tra poco verrà avviata un’iniziativa controtendenza e coraggiosa a Bergamo. All’Eco verranno allegati i fascicoli dedicati ai pittori bergamaschi, con largo spazio anche ai minori.

    giuseppefrangi

    dicembre 5, 2008 at 10:57 am

  3. Io si che sono indignata… Qualsiasi cifra gli abbiano pagato per fare una cosa del genere poteva essere utilizzata meglio, visto lo stato in cui versano i musei e gli studi scientifici in Italia!

    Serena

    dicembre 5, 2008 at 5:43 pm

  4. La cosa orribile è che Sgarbi continua a lavorare nonostante sia notorio che nel 1996, con sentenza definitiva della Pretura di Venezia, è stato condannato a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali, con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto. Condannato a pagare un indennizzo fissato dalla corte, il critico d’arte si giustificò affermando che la sua assenza dall’ufficio dipendeva dall’impegno per la redazione d’un catalogo d’arte.

    Anselmo

    dicembre 20, 2008 at 12:46 pm

  5. Copiare non è vietato, ma qualora lo si faccia sarebbe bene citare la fonte da cui si è attinto.
    Mi domando perchè mai però sgarbi si debba ridurre a copiare saggi altrui ed a spacciarli per propri….ma evidentemente, conoscendo il soggetto ed i suoi trascorsi, la mia è solo una domanda retorica!

    paolo

    dicembre 29, 2008 at 10:04 pm


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