Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

La critica d’arte e gli opposti isterismi

with 9 comments

rosci-romano-5Sabato, alla presentazione del Testori a Novara (quasi 200 persone ad ascoltare…) Giovanni Agosti e Giovanni Romano hanno fatto un bell’esercizio di lettura del libro, senza nessuna retorica ma con un appassionato coinvolgimento intellettuale. Agosti lo ha sezionato segnatura per segnatura. Romano invece lo ha sorvolato con discese in picchiata, a sorpresa, su alcuni particolari solo in apparenza trascurabili. Ha riconosciuto alcuni personaggi nelle retrovie delle foto della mostra novarese su Cerano (1964): a pagina 130, dietro Marco Rosci «travestito da James Dean» c’è la testa bianca «di un altro protagonista della storia rievocata da questo libro, la testa bianca di Gian Alberto Dell’Acqua». Nella foto a pagina 139, invece, racconta sempre Romano «l’ultima che si vede è la mia insegnante di storia dell’arte al liceo, la professoressa Mocagatta». A guardare le foto quella stagione culturale sembra rivivivere. «Sembra di esserci», dice Romano.

Poi, da annotare, c’è la sintetica visione di una critica non fondamentalista, cui appartiene Testori, nonostante qualcuno lo abbia voluto tirare dalla parte di uno dei due “isterismi” («meravigliosa definizione»). «All’interno della disciplina della storia dell’arte di quegli anni c’era o una fondamentale sociologia brutale della storia dell’arte o in modo assolutamente opposto la tendenza verso una formalizzazione estrema… Due difficili Scilla e Cariddi: l’estremismo ideologico o l’estremismo formalistico». Invece, la storia dell’arte chiedeva di poter essere un’altra cosa, quell’esercizio di competenza e di aderenza alla realtà che poi è diventata. E Testori? «Si teneva aperta una via di fuga linguistica, che gli permetteva uno straordinario avvicinamento alle cose. Era un modellatore della parola a ridosso delle cose, qualche volta perfino facendo prevalere la sua abilissima folgorazione linguistica sull’oggetto». Ma era una via di fuga che riguardava solo uno come lui. Ultima battuta da segnare sui nostri taccuini. Romano confessa che alle mostre gli interessa origliare le spiegazioni di guide, quelle peggiori («le guide-cane»). «Perché così capisco quello che devo togliere dalla testa dei miei allievi».

Nella foto Giovanni Romano con Marco Rosci.

Qui tutta la sequenza delle foto della giornata a cura di Pietro Della Lucia.

Annunci

Written by giuseppefrangi

aprile 23, 2009 a 10:54 pm

9 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. La notazione linguistica di Romano su Testori è illuminante e mi spinge a sottoporle una questione: quale lingua per la storia dell’arte?
    In Testori, mi sembra, la lingua non è solo una questione formale, ma è sia la via d’acceso alla comprensione sia qualcosa che in qualche modo plasma il pensiero ed entra in una dialettica che “costruisce dal dentro” l’opera: la parola si fa interpretazione, lettura, sentimento, disvela l’oggetto artistico perché ne diventa parte costitutiva, nuova possibilità di essere. Ma -come dice lei – questo riguardava solo lui.
    E oggi? Se penso alle mie letture – a fronte di una produzione dilatato – Agosti e Romano – per fare riprendere i suoi due nomi – sembrano inarrivabili: aprono il cuore, liberano la testa e producono una reale conoscenza.
    Ciò non toglie però che molti saggi, articoli, schede sono francamente illeggibili (e non solo o non tanto per questioni grammaticali)…
    Insomma, quale lingua può “dire” l’arte e l’uomo?

    perseoc

    aprile 24, 2009 at 9:42 am

    • La questione è bellissima ed enorme. È il fascino della critica come rapporto con un oggetto: rapporto in cui il soggetto comunque gioca se stesso. Sempre sottoposto a doppio rischio: quello di perdere di vista l’oggetto (tanta critica astrusa e verbosa, specie sull’arte contemporanea), o quella di adagiarsi sull’oggetto con la mentalità del notaio. Comunque è vero che la critica come esercizio di indagine su oggetti non qualunque, perché a loro volta esito di soggetti che hanno immesso lì grandi energie, è un esercizio di un fascino con pochi uguali…

      giuseppefrangi

      aprile 24, 2009 at 6:07 pm

  2. Scusate,ma la mostra non era il 18 Maggio?
    Avrei voluto sentire Agosti,mi son perso qualcosa?
    E’ stata anticipata la data?

    Uff 😦

    P.S:Concordo sull’indecifrabilità del Prof Romano,le sue letture sono veramente ostiche,soprattutto “verso la maniera moderna,da Mantegna a Raffaello”.
    oh my god.

    OTILLAF

    aprile 24, 2009 at 12:12 pm

    • Indecifrabilità? Quando mai? Attento a non trovare alibi alla fatica che viene giustamente chiesta per leggere un testo critico serio e soppesato nella scrittura. Romano richiede una disciplina intellettuale: ben venga in questa stagione di istintività da strapazzo!

      giuseppefrangi

      aprile 24, 2009 at 6:00 pm

  3. Ma le letture illeggilibi sono quelle dei molti volumi pubblicati a getto d’inchiostro, non certo quelli dei grandi saggi che fanno la storia dell’arte!!! Peraltro, “verso la maniera moderna” è un testo ineludibile e irrinunciabile per la comprensione del Rinascimento!
    La domanda è se possa esistere una via linguistica (che non sia una “strada personale”, legata alla genialità dell’individuo) in grado di “dire” oggi l’arte e l’uomo.

    perseoc

    aprile 24, 2009 at 12:37 pm

  4. Facendo riferimento alla domanda di perseoc: io credo che la lingua possa essere solo ed esclusivamente una “strada personale”, perchè personale é la lettura di un’opera; vi leggiamo qualcosa di diverso a seconda delle nostre esperienze, dei nostri sentimenti… E mi sembra che Testori, che pure percepisco molto lontano dalla mia sensibilità, lo dimostri chiaramente.
    Riguardo all’illegibilità, mi limiterò a parlare di Romano, che é il mio maestro da diversi anni ormai: scrive da quarant’anni, si è cimentato con temi e generi letterari molto diversi tra loro, normale che qualcosa risulti più scorrevole e qualcosa invece ostico; i suoi scritti e le sue lezioni però tornano in mente dopo anni, fornendo illuminazioni improvvise a chi continua a “frequentare” gli artisti che lui ha amato di più. Mi sembra una prova sufficiente a sostenere che non si tratta di puro sfoggio di erudizione.

    Dorian Gray

    aprile 24, 2009 at 2:16 pm

  5. Dimenticavo, per la correttezza delle trascrizioni: la professoressa del liceo di Romano si chiamava Moccagatta, non Mocada 🙂

    Doria Gray

    aprile 25, 2009 at 10:17 am

  6. Gentile Giuseppe Frangi, La ringrazio infinitamente per questo post: per svariate ragioni, ahimè, non ho potuto seguire Agosti (& Romano… & Cerano!), ma quanto qui brevemente e piacevolmente riassunto basta a restituirmi una immagine complessiva quanto emozionante della bella serata che mi sono perso.

    Oy

    aprile 26, 2009 at 9:05 am


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: