Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Con Lotto in metropolitana

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lottoTra le sorprese dell’ultimo viaggio veneziano c’è quel grande quadro di Lotto nel transetto destro di san Giovanni e Paolo. Ho trovato solo brutte immagini in b/n e me ne scuso: L’elemosina di sant’Antonino è divisa in tre fasce. Sopra il santo, dolcemente adagiato sul suo trono; al centro i suoi intermediari, che raccolgono le richieste di grazia e dispensano monete; sotto il popolo, con le mani tese. E questa è l’immagine memorabile, come un fotogramma di quotidianità, solcato da tutte le dimensioni che impregnano la quotidianità: l’ansia, la malinconia, la curiosità, l’inquietudine ma anche la svagatezza. Sembra il prospetto di una metropolitana mattutina: una folla casuale, salita su una carrozza ai limiti della capienza. È spiazzante questa capacità di Lotto di calare in picchiata dalla tensione sublime dei piani alti, al concentrato di umanità arrancante del piano basso. Si capisce che Lotto è un grande smarrito, che naviga a vista senza grande certezze: la proiezione ulteriore di questa folla è quella ancor più immiserita e zavorrata dalla fatica della vita, nell’estrema Presentazione al Tempio di Loreto. Lotto è uno di loro: la sua grandezza artistica non è stato sufficiente a riscattarlo, a garantirgli  un orizzonte di certezze, morali o sociali. Dal libro di Tafuri veniamo a sapere che il suo amico Sebastiano Serlio, anche lui intellettuale border line, aveva progettato le prime case popolari per contadini. Sono case per Lotto e per la sua folla.
Il quadro veneziano suggerisce di scovare nella memoria altre grandi immagini di folla. Mi viene in mente il Foppa della Portinari, il Braccesco delle tavolette Kress e Franchetti,  il giovane Tiziano padovano. E poi la folla sessantottarda dell’altare del Santo di Padova. O quelle (tante) dell’ultimo Caravaggio, tese, curiose, ambigue, eccitate… Continuate voi la lista…

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Written by giuseppefrangi

maggio 21, 2009 a 10:08 pm

3 Risposte

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  1. Si parla di folla, di massa, di persone che fan numero, ok:

    -Cerano: San Carlo rinuncia al principato di Oria e dona i proventi ai poveri
    -Cerano: San Carlo erige le croci alle porte di Milano
    -Filippino Lippi: La resurrezione del figlio di Teofilo
    -Masaccio: Il battesimo dei neofiti, con quella folla che attende, che scruta e il tremarello, tanto caro al Longhi.
    -Luca Signorelli: Predica e fatti dell’anticristo (Orvieto)
    -Domenico Ghirlandaio: La strage degli innocenti (ciclo delle Storie della Vergine nella cappella Tornabuoni-Tornaquinci)

    E poi volevo inserire Pietro da Cortona: Il ratto delle sabine, realizzato per Marcello Sacchetti e oggi al Museo del Campidoglio…anche se non si tratta di una vera e propria folla, ma è così sublime.

    -4 giorni all’esame con Agosti.
    Mi auguri un in bocca al lupo 😀

    OTILLAF

    maggio 21, 2009 at 11:47 pm

  2. Ho visto il quadro molto da vicino un anno fa a Vicenza, per la mostra dei restauri di Bancaintesa, a breve distanza di tempo da quella su Sebastiano Del Piombo a Palazzo Venezia, a Roma. I due elemosinieri lotteschi hanno la stessa identica imponenza di volume, la stessa monumentalità espansa dei superuomini di Sebastiano; ma cambia l’espressività degli sguardi, quella loro semplice e vicina, a fronte della distanza intimidatoria degli sguardi degli altri: impressionante rappresentazione della distanza e della durezza del potere e di una scelta di campo di segno opposto.

    Lorenzo G

    maggio 28, 2009 at 10:25 pm

  3. La stessa monumentalità?
    Scusami ma non sono d’accordo, Sebastiano nasce come il migliore allievo del Giorgione (pace all’anima sua), quando quest’ultimo morirà Sebastiano se ne andrà a Roma, dove resterà.
    Nella capitale apprende da vicino la lezione del Michelangelo e quella del Raffaello.
    Io vedo in Sebastiano un’analogia, forte, con Tiziano, soprattutto nel lavoro realizzato nel tempietto di San Pietro in Montorio.
    Quella flagellazione parla la lingua del cadorino, mi sa di “coronazione di spine”, oggi al Louvre.

    OTILLAF

    maggio 28, 2009 at 10:33 pm


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