Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Gerstl, più che Schiele

with 9 comments

Alla mostra di Egon Schiele che apre domani a Milano c’è un quadro che merita da solo il biglietto. Poco importa che non sia di Schiele. È infatti di Richard Gerstl, il figlio “sfortunato” della secessione viennese. Ebbe infatti una vita brevissima (1883-1908: 25 anni). Morì suicida dopo un amore sfortunato con la moglie di quello che era stato il suo grande amico ed estimatore: Arnold Schoenberg. Quando Mathilde dopo una breve fuga con lui decise di tornare in famiglia, lui si uccise nel suo studio. Di lui naturalmente ci resta pochissimo: 60 oli in tutto. E il più straordinario è forse quello che arriva a Milano dal Leopold di Vienna, un Autoritratto del 1904. Gerstl è un ragazzo di poco più di 20 anni ed emerge da un blu profondo come un corpo fattosi sottile e impalbabile, quasi in realtà puntasse a fare l’autoritratto della propria anima. È un’apparizione spiritata, che lievita dal basso, con quell’asciugamano bianco a coprire ventre e gambe e le mani che cadono come in un abbandono. Mi ha sempre colpito quest’immagine perché annuncia il rovello (un po’ compiaciuto) dei professionisti della Secessione, ma allo stesso tempo se ne sfila. C’è un vortice di luce, che gli “aureola” il volto ed rende ancor più profondo e “inchiodante” il suo sguardo. È un uomo che si mette a nudo con i suoi tormenti, e che concentra il “fuoco“ della vita tutto nello sguardo. È un uomo che arde di un fuoco freddo. È il fuoco di un’attesa: del resto lo vediamo in piedi, composto, come se aspettasse il turno di una chiamata.

(dedicato a Paola, che come me e più di me ha “fame” di immagini)

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Written by giuseppefrangi

febbraio 25, 2010 a 7:29 pm

9 Risposte

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  1. Sabato andrò a vederla, io amo Klimt, Kokoschka e Shiele.

    Pare che Palazzo Reale si stia dando una svegliata…ci sarà anche una mostra dedicata al sommo Goya.

    Bello, bello, bello.

    TOTILLAF

    febbraio 25, 2010 at 8:21 pm

  2. l’immagine di Gerstl mi spiazza. Un bel quadro? A me sembra brutto. (Lo dico per mettere subito fuori la mia stupidaggine) Perché nessuno ne dice niente?
    Allora rischio da capo. Leggo la sequenza di immagini che Giuseppe ci propone come una storia a puntate. Una storia archeologica. Anzi una trivellazione geologica. Lo è.
    Arrivati a Giacometti-Bresson mi sembrava che la storia fosse finita. Che dire di più dello sguardo misericordioso e ironico e traboccante di affettività con cui Bresson guardava Giacometti cogliendolo nel suo furto di artista, goffo e delicato, consapevole e reiterato, rispetto a Dio creatore?
    Che più? Eppure nel quadro azzurro di Rothko, quasi indicibile nel suo mistero, succedeva qualcosa d’altro. Il grande mago Rothko (ben più penetrante del mago Leonardo) dopo aver asserito e perforato l’essere con i suoi colori di fuoco e di nero, veniva preso da un brivido serale. Un vero brivido di alterità. Come se uscendo dalla sua assertività gli arrivasse una domanda, come una corrente d’aria. In parte debilitandolo come artista, ma la sospensione ( “Ma Tu chi sei?”) era arrivata.
    A questo punto abbiamo spiato lo sguardo di Bernadette su tutte le immagini della Madonna dipinte dall’uomo: “No no, non è questo… forse l’icona”. Ed è icona densa con un risucchio interno al centro, in un sorriso. E Picasso , bambinaccio prepotente e buffo che si arrabbia perché non l’ha fatta lui.
    Evidentemente la storia continua.
    Il blu di Gerstl è diverso dall’azzurro di Rothko. Il ragazzo Gerstl si espone al centro, a nudo nei suoi tormenti. E’ sincero. Intenerisce. Spiazza. Forse quello che cerchiamo non sono i tormenti di un ragazzo. E nemmeno il suo sguardo. Anche l’affresco in cui Caravaggio si ritraeva nudo dal sotto in su era un po’ stonato. Quello che cerchiamo centra con la verità. Ma la verità non possiamo fermarla. Vederla in faccia. (Giacometti in viaggio e di profilo). Entra di sfrido nella pittura come in tutte le arti. In correnti improvvise, brezze, venticelli, uragani, soprassalti. Nelle vibrazioni e nei silenzi della voce di Maria Callas, nel non raggiunto di Rothko, nell’irraggiungibile dell’icona scelta da Bernadette.
    ? ? ? ???????????????.
    (Quando Maria Callas cantava in teatro tutti erano atterriti. In ogni siilenzio tra nota e nota c’era sempre la possibilitò che lei non riemergesse).

    paola marzoli

    febbraio 27, 2010 at 7:21 pm

  3. È chiaro che qui il blu si genera da un’esperienza diversa. Che è un blu inconoscibile, di cui quasi diffidare. È un blu “oscuro”, opposto a quelli sin qui incontrati via via nel blog (ricordo quello – azzurro – di Rossi da cui eravamo partiti). Ma il fatto che quella sia la genesi non significa che quello sia l’approdo. Gertsl è come se inchiodasse se stesso sulla tela. Dietro ha un mondo ignoto. Ma questo sue esporsi quasi “sindonico” è come una richiesta lancinante di una luce che dia affidabilità a quel blu. È una lettura faziosa, ma non saprei come spiegarmi altrimenti che di Gerstl “mi fido” mentre di Schiele no. Il mondo di S. non cerca altro fuori da se stesso. È aautlegittimato, anche nella sua calligrafia così affascinante e drammatica.

    giuseppefrangi

    febbraio 28, 2010 at 11:43 am

  4. credo di capire e concordo. Conosco troppo poco Schiele e andrò a vederli, ma ti confesso che, mentre scrivevo la mia nota, pensavo a qualcosa di simile (circa la fiducia) rispetto ai maestri viennesi così sublimi nel segno pittorico. Visto in questo contesto Gerstl è davvero più affidabile.

    paola marzoli

    marzo 1, 2010 at 9:50 pm

  5. comunque andiamo piano con Schiele , uno dei più grandi disegnatori del 900 , guardate il ritmo che ha nella mano , come non stacchi mai la matita dal foglio e tutta fila via liscio senza esitare mai , certamente secondo me nel suo giudizio siamo condizionati da una sua sovraesposisizione che in questi anni è stata eccessiva , è un artista che ha bisogno di stare per un periodo in luogo protetto .

    giovanni

    marzo 2, 2010 at 8:57 pm

  6. Hai ragione. Ma è il rinculo delle cose che vanno troppo di mode che vengono accettate troppo supinamente.

    giuseppefrangi

    marzo 2, 2010 at 11:28 pm

  7. Che dire? Ieri sono andato a Palazzo Reale a vedere questa mostra, i buoni propositi c’erano tutti, la mia passione per la secessione viennese è troppo forte e quindi non ho saputo resistere alla tentazione.
    Spendo i miei 14E e 50 di biglietto, accompagnato dalla mia ragazza ed entriamo…
    Deludente è dire poco. Gran parte dell’esposizione è dedicata a tabelloni che recitano citazioni, frasi ad effetto, biografie di artisti, mentre per le opere…beh…veramente poche meritano uno sguardo.
    Di Klimt abbiamo un paio di disegni e due opere complete (prima della secessione) e il discorso non cambia se amiamo Kokoschka: un autoritratto pregevole e 4 miseri disegni appesi per dare un illusorio senso di sazietà.
    Bello il ritratto di Gerstl, l’ho apprezzato, fortunatamente l’hanno messo in una posizione fantastica, lo spettatore entra e si trova subito spiazzato dallo sguardo inquieto dell’artista.
    Altrettanto degna di nota è la posizione dell’autoritratto di Schiele (che poi è l’immagine presente sul catalogo skirà), accompagnoto da un disegno sempre dello stesso artista che è uno studio per un autoritratto, ma che secondo me riprendo uno dei “combattenti” che purtroppo non hanno portato in quel di Milano.
    L’opera carica di significato è quella che porta il titolo “i due eremiti”, mi piace pensare che a fianco di uno Schiele imponente, ma dal carattere debole, vi sia il maestro Klimt, il quale, atterrito dai rumori fastidiosi delle audioguide, si appoggia esausto e privo di sensi al suo allievo più promettente.
    Bellissime anche le tele con lo studio di case, strade, uno spaccato di vita quotidiana, un trionfo di colori scuri che penetrano nei nostri sensi e non puoi non chiederti se esistano in natura posti del genere.
    Il voto che gli darei è un 6 scarso, troppo spesso le luci influiscono sui colori, l’allestimento lascia a desiderare, ma alcuni capolavori di Moser, Gerstl e Schiele alzano il livello di un luogo che ormai sembra un fast food dell’arte, un Mc Donald’s privo di criteri.

    Posso sperare che la personale di Gillo sia messa meglio!?

    TOTILLAF

    marzo 7, 2010 at 7:01 pm

    • non ho capito, ma ti è piaciuta o no questa mostra? io non sono una esperta ma l’ho trovata di grande effetto emozionale ed anche ben organizzata per informazioni e ambientazione. Gerstl ti inchioda col suo autoritratto. E Shiele con gli Eremiti sembra il vero leader dei secessionisti!

      Nicoletta

      maggio 18, 2010 at 3:57 pm

  8. È una mostra un po’ di risulta. Doveva essere allestita in modo molto più raccolto, senza tutta questa enfasi sulla biografia di S. I cartelloni didattici schiacciano il percroso espositivo. E senza una ragione: tant’è che ci sono tante cose e notizie ripetute. Ci sono bellissimi acquerelli di Schiele (ma sono picoli e navigano in quegli spazi: ci voleva un allestimento più imperniato su di loro) ed è bello il gruppo di Gerstl. Ma resta una mostra di cui, a mio avviso, non si capisce il senso.

    giuseppefrangi

    maggio 18, 2010 at 9:10 pm


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