Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

La carambola di Caravaggio

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Tra i quadri esposti alla mostra caravaggesca di Roma ce n’è uno che mi ha sempre molto affascinato. È l’Incoronazione di spine proveniente da Vienna. Un quadro che viene dalla collezione Giustiniani e che da lì approdò nelle raccolte imperiali nel 1809 (i fortunati che iscrivendosi all’Associazione Testori hanno avuto il calendario dedicato a Caravaggio e commentato da Longhi, per tutto il mese di marzo hanno davanti proprio questo capolavoro). È un quadro perfetto nella composizione, ma con combinazioni di triangoli che vanno in collisione l’uno nell’altro scambiandosi energia. Una vera carambola, che crea un effetto vorticoso sorprendente dentro un’immagine strutturata e “bloccata” come una grande immagine classica (non ve li enumero i triangoli: se provate a guardare il quadro con un occhio che filtra le linee direttrici della composizione ne scoprirete un’infinità). Una «geometria non euclidea», l’aveva definita Longhi. In questo modo l’Incoronazione fa emergere con un fattore decisivo per “decifrare” Caravaggio; ed è probabilmente il fattore che cattura in modo sorprendente l’occhio così “straniero” dell’uomo di oggi: i suoi quadri hanno un dna cinematografico. Lo aveva intuito per primo Longhi. Lo aveva scritto Pasolini. Ma la formulazione più persuasiva l’ho trovata nell’introduzione di Giovanni Previtali al Caravaggio di Longhi di Editori Riuniti. Previtali cita un libro di Béla Balázs, poeta e sceneggiatore ungherese cinema, che nel suo libro Il film scrive a proposito dell’«identificazione cinematografica»: «è come se vedessimo ogni cosa dal di dentro, come se fossimo circondati dai personaggi del film… Ci identifichiamo mediante lo sguardo con i personaggi del film… Osserviamo ogni cosa con la loro prospettiva, non possediamo più un nostro punto di vista». Nell’Incoronazione l’energia sprigionata dai triangoli coincide con il dinamismo del cinema, quello che risucchia e fa vedere ogni cosa «dal di dentro». Il genio di Caravaggio poi riesce a far convivere questo con l’icasticità dell’immagine propria del capolavoro. Tempo in movimento continuo e tempo fermato coesistono. La chiave sintetica di questa condizione è nelle parole di Longhi: «Il dirompersi delle tenebre rivelava l’accaduto e nient’altro che l’accaduto». Spero di aver reso l’idea…

Post scriptum: La prima settimana Caravaggio ha avuto 35.794 visitatori. Proiettato sulle 15 settimane si arriva oltre i 530 mila visitatori. Non male. Record della mostra del 1951 sfiorato. Ma mi chiedo: perché la mostra deve aprire alle 10? Non si può fare lo sforzo di aprire i battenti alle 8,30?

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Written by giuseppefrangi

marzo 5, 2010 a 11:14 pm

Pubblicato su mostre

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2 Risposte

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  1. Giuseppe, forse ti hanno ascoltato da domani lunedì 8 marzo la mostra apre alle 9.30 dal lunedì al venerdì e dalle 9.00 il sabato e la domenica, speriamo che mettano anche almeno un giorno di orario prolungato fino alle 22.00 infrasettimanale.

    Cristina

    marzo 7, 2010 at 2:32 pm

  2. Visto che mi ascoltano… faccio mia la tua proposta di allungare alle 22 almeno i giorni dei week end.
    un abbraccio e complimenti per il tuo saggio sui Bari in catalogo.

    giuseppefrangi

    marzo 7, 2010 at 5:52 pm


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