Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Lucien Freud a corpo morto

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Devo ammettere di aver sempre nutrito qualche riserva o qualche preconcetto sulla grandezza di Lucien Freud. Dopo aver visto la mostra parigina in corso al Beaubourg devo ricredermi. Ma il merito non è solo di Freud. Il merito è anche di chi ha concepito questa mostra senza lasciar spazio a compiacimenti. La mostra infatti è impostata concettualmente in modo molto preciso. L’atelier di Freud, questo è il titolo, diventa un luogo ruotando attorno al quale sono state costruite quattro sale che sono come quattro installazioni. Dentro una griglia così coerente la grandezza di Freud ce ne guadagna, buttando dietro le spalle i tic da pittore sin troppo abile e facendo emergere le strutture portanti della sua pittura. L’atelier è il luogo in cui tutto si consuma, in cui i pensieri si condensano e danno luogo a serie di opere percorse da uno stesso filo rosso. La prima sezione “Interieur exterieur”, per esempio ruota sul dentro e sul fuori, ma è il dentro quello che conta e che determina anche la visione del fuori. Il dentro è il luogo che permette concentrazione, conoscenza insistita, profondità di visione. Il fuori è tutt’al più quel che si vede dalla finestra, o nel cortile,  in un momento di alleggerimento della presa. La potenza è tutta nel dentro, nella confidenza che s’instaura con i suoi soggetti portati ogni volta ad uno stato di monumentale abbandono. L’ultima sala (“comme la chair”) è un’apoteosi di corpi assopiti, e quindi rapiti da Freud nel momento di massima grevità. Corpi che piombano, come a peso morto, dentro le sue tele. Visti nell’insieme hanno un che di formidabile, di epico. La loro è una passività trionfante. Non hanno bisogno di far nulla: il loro semplice lasciarsi andare è una vittoria.

Anche la pittura di Freud qui trova un punto di compimento vero; perché la sua oltranza (parola testoriana) non è più autolegittimazione, ma trova una ragione nell’oltranza della carne. È la carne a chiamare la pittura. E la pittura, ovviamente, non si fa negare. Ecco tre quadri dell’ultima sala.



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Written by giuseppefrangi

aprile 7, 2010 a 12:01 am

Pubblicato su moderni

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4 Risposte

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  1. Mi sembrano molto potenti credo propio che na valga il viaggio !

    giovanni

    aprile 7, 2010 at 10:35 am

  2. E’ bello che usi le parole concentrazione, profondità: Freud mi attira quando è uno spasimo di concentrazione, quando lotta per mantenere questa concentrazione nel tempo, fino alla contrazione di ogni fibra dell’anima e di ogni nervo del cervello.

    Beatrice

    aprile 7, 2010 at 10:39 pm

  3. stavo pensando in questi giorni (dopo aver ricevuto una tua mail con un dipinto di Freud) che, nonostante la sua ‘abilità’ pittorica, Freud è uno dei più grandi pittori contemporanei. Questo sospetto sul compiacimeno nell’uso del pennello credo sia motivato da due secoli di pittura in cui l’abilità di mano (il segno firmato) era andata a prendere quasi tutto il campo. Ma poi il narcisismo del pittore, visto con sospetto e fermato nel gesto, ha occupato la sostanza del messaggio.
    E allora Freud, questo pittore di grandissimo mestiere che prosegue dritto sulla strada centrale rappresentativa della pittura mi convince sempre di più.
    Misterioso, misterioso davvero, più forte di ogni istanza critica o filosofica o iconoclasta, il fatto che l’uomo abbia sentito, da 30.000 anni a oggi, la necessità di rappresentare il mondo e il proprio corpo nel mondo su una superficie piana verticale.

    paola marzoli

    aprile 8, 2010 at 4:35 pm

  4. ho sempre amato Freud ancora più di Bacon da quando ho visto una sua mostra al castello sforzesco parecchi anni fa. la sua pittura è apparentemente accademica, ma il suo peso specifico è enorme. I suoi corpi spesso opulenti, le carni emaciate diventano un centro che attrae tutto, come i buchi neri dell’universo. Devo dire che i due nudi maschili delle foto sono meno interessanti della donna distesa sul pavimento che trascina a sè, come se fosse ai piedi della discesa che ha creato con la sua presenza, il letto col cane e la ricamatrice.

    mauro

    aprile 9, 2010 at 2:17 pm


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