Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Archive for agosto 2008

Il colossale Le Corbu

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Marsiglia, 20 agosto. L’unité d’habitation di Le Corbusier entra in scena con il passo delle cose colossali. colpiscono le zampe da gigante su cui poggia, i pilotis obliqui e trapezoidali che hanno la solidità dei contrafforti delle cattedrali. Aprono spazi ampi, areati e protetti, sotto l’enorme parallelipedo. Il loro messaggio è univoco e diretto. Il quotidiano merita la loro solennità. Nell’articolazione pratica e sorprendentemente funzionale della sua architettura, Le Corbu riesce sempre a trovare il respiro della grandezza. Una grandezza che non sovrasta le vite semplici destinate a quegli appartamenti. Semmai le celebra. L’unité è la cattedrale dell’uomo quotidiano. Ma una cattedrale spogliata di ogni retorica, perché c’è una sovrapposizione perfetta, nell’intuizione di LC, tra il banale e l’infinito, tra il bisogno e il desiderio.

« Dans cette véritable bataille technique, le véritable enjeu était de ne pas perdre de vue les deux objectifs initiaux : Le premier : fournir dans le silence, la solitude et face au soleil, à l’espace, à la verdure, un logis qui soit le réceptacle parfait d’une famille. Le second : dresser face à la nature du Bon Dieu, sous le ciel et face au soleil, une oeuvre architecturale magistrale, faite de rigueur, de grandeur, de noblesse, de sourire et d’élégance»

Qualche numero: 1600 abitanti, 337 appartamenti di 23 tipi diversi.
137 metri di lunghezza, 24 metri di larghezza, 56 metri di altezza su 18 livelli.

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Written by giuseppefrangi

agosto 28, 2008 at 8:25 pm

Pubblicato su architettura

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Requiem Giacometti

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Sulla semplice tomba di Alberto, nel cimitero della chiesina protestante di San Giorgio. Attorno ha tutti i suoi, compreso anche chi è ancora vivo, come il fratello Bruno, classe 1907, architetto alpini. Intorno le montagne increspate di rocce, con bozzi di pietra lanciati verso il cielo, sembrano sue sculture.

Written by giuseppefrangi

agosto 5, 2008 at 10:07 pm

Pubblicato su sculpture & carving

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Segantini pittore caparbio

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In visita a Saint Moritz al museo Segantini. C’è molto 800, nel mondo di riferimento e nella grevità della pittura. È inchiavardato al pezzo di secolo senza luce. Ma è bella l’ostinazione con cui cerca di uscire dall’angolo senza rinunciare a se stesso. Per intercettare la luce deve fare un percorso infinito, come gli alpigiani di quelle montagne. Ma non alza mai bandiera bianca. Alla fine la caparbietà lo premia, anche se la sua è una luce alla fine più mentale che naturale. È artificio: il che per un pittore con la vocazione alla natura come lui è un bel paradosso. (nella foto la Nuvola alla Fautrier, nel cielo dell’ultima tela del Trittico alpino, la Morte)

È pittore che carica di troppa responsabilità la sua pittura. Vince per ostinazione, non per grazia (vedi l’infinità conmtrollata delle linne di colore). E non sempre è un bel vincere.

Ha l’abilità del grande impaginatore. Figure sempre al centro, architetture di arabeschi che reggono le immagini. Montagne mentali, sempre in skyline lineare e orizzontale.

Due note da ricordare: era apolide, in qaunto nato in terra d’Austria, spedito a Milano ed emigrato in Svizzera. A Milano era passato per il Marchiondi (prima che il Marchiondi fosse quel colossale cubo di cemento)

Written by giuseppefrangi

agosto 5, 2008 at 9:24 pm

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