Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

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Giovanni Romano, la critica come un film

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C’è una cosa che in particolare mi ha colpito nel libro realizzato per i 70 anni di Giovanni Romano (Per Giovanni Romano, L’Artistica Editrice. Tel. 0172.726622): è il film delle foto delle opere studiate dal critico. Sono 72 immagini bellissime che si aprono con l’oro del Crocifisso del vescovo Leone, conservato nella Cattedrale di Vercelli e si chiude con il bianco e nero dell’omaggio di Giulio Paolini, 1973. È il film di una vita di studio applicata quasi tutta a un territorio, senza che il territorio venga mai sentito come un limite o come un orizzonte angusto: anzi, la raffica di immagini in sequenza invece evocano una ricchezza infinita di storie e di storia. Dato che non c’è un nesso se non il fil rouge degli studi di Romano, ad ogni pagina si prova la felicità destata dalla rivelazione sorprendente di opere che aprono sempre nuovi capitoli. Per di più a volte sono tagliate con particolari arditi, che fulminano, senza concessioni all’insieme (belli quelli della pala Del Majno- Gaudenzio di Morbegno).  E che dire di quella Vergine Annunciata, opera di uno stuccatore lombardo di inizio 1600, conservata a Vicolungo? O della sfilata dei Canonici di Lù capolavoro cabalettistico di un ben ritrovato Guala?
Nello stesso volume, tragli scritti in omaggio a Romano, Simone Fachinetti pubblica il primo testo noto di Roberto Longhi. È un testo del 1911, pubblicato sulla Voce di Prezzolini, stralciato ad arte dalla Bibliografia longhiana per i giudizi oltranzisti nei confronti di Adolfo Venturi e di Igino Benvenuto Supino. Longhi ha 21 anni ma ha già idee molto chiare (e una scrittura che lo aiuta rendere senza fraintendimenti quelle idee…). Ecco un esempio: «Perché: o l’introduzione si limita a pure informazioni storiche e allora  si può senza pompa, silenziosamente ridurre alle note, o si picca di critica estetica, e allora, no, per l’inevitabile sconnessione che ne risulterebbe nell’economia ideale della collezione, anche astraendo dalla buaggine inevitabile di novanta su cento delle introduzioni, una volta cadute nei piedi dei venturini, dei supinini, e di siffata genterella. Perciò si riduca l’introduzione, per carità! Alle note, alle note» (che mi sembra una bella sintesi della metodologia di Romano).

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Written by giuseppefrangi

giugno 14, 2009 at 4:40 pm

Romano e la manutenzione permanente

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romanoGiorni di festa per Giovanni Romano, in occasione dei suoi 70 anni. Venerdì è stato presentato un volume di saggi in suo omaggio ed è uscito il prezioso Saggio di Bibliografia 1961 -2008 a cura di Giovanni Agosti e Giovanna Saroni. Ho in mano quest’ultimo, che è qualcosa di più di uno scarno per quanto sistematico elenco di libri e di saggi. Scorrendolo, la prima reazione è di fare una spunta delle cose che si vorrebbero leggere o rileggere (Il profilo del Grammorseo, I Casalesi del 500, il Tanzio del Dizionario biografico…, tutte le cose su Spanzotti, ma anche il saggio sull’Assunta del grande Vittone a Grignasco…). La seconda reazione riguarda la coerenza “geografica” del percorso di Romano, tutto concentrato in un fazzoletto geografico: ma in questo suo star stretto geograficamente, si avverte sin dai titoli, una larghezza di respiro, di visione e di ambizione. Romano è un grande esploratore del “suo“ territorio, continua a battere il chiodo sul quel fazzoletto di terra che il destino gli ha assegnato, ma dentro quel fazzoletto cala problemi e questioni “globali”. Come scrive lui stesso nella prefazione al suo Storie dell’arte (Donzelli 1998): «La nostra disciplina è ancora oggi sensibile allo stile non solo come elemento dirimente tra personalità, ma anche come schermo proiettivo in grado di modulare in modo non equivoco il vissuto degli artisti, dei committenti, del pubblico? Siamo all’altezza di confrontarci con le complesse e disomogenee valenze culturali del nostro passato e di riportarne alla luce, con accogliente disponibilità, storie di persone singole e di convincimenti condivisi?». L’accogliente disponibilità produce una sorta di “fomazione permanente” sugli autori: per cui dalla Biboliografia si resta sorpresi dai continui interventi di “manutenzione” (la definizione è di Giovanni Agosti) di Romano sui suoi saggi e sui “suoi” autori.

Quanto al suo star dentro il Piemonte, non è fattore che non c’entri con la poesie e cona la visione delle cose.  Come riporta sempre Agosti, citando lo stesso Romano, tutto si genera da «una concretezza, una carnalità non solo dei corpi, ma proprio delle campagne, degli alberi: la carne del cielo, la carne del fiume…»

Written by giuseppefrangi

maggio 10, 2009 at 3:20 pm

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La critica d’arte e gli opposti isterismi

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rosci-romano-5Sabato, alla presentazione del Testori a Novara (quasi 200 persone ad ascoltare…) Giovanni Agosti e Giovanni Romano hanno fatto un bell’esercizio di lettura del libro, senza nessuna retorica ma con un appassionato coinvolgimento intellettuale. Agosti lo ha sezionato segnatura per segnatura. Romano invece lo ha sorvolato con discese in picchiata, a sorpresa, su alcuni particolari solo in apparenza trascurabili. Ha riconosciuto alcuni personaggi nelle retrovie delle foto della mostra novarese su Cerano (1964): a pagina 130, dietro Marco Rosci «travestito da James Dean» c’è la testa bianca «di un altro protagonista della storia rievocata da questo libro, la testa bianca di Gian Alberto Dell’Acqua». Nella foto a pagina 139, invece, racconta sempre Romano «l’ultima che si vede è la mia insegnante di storia dell’arte al liceo, la professoressa Mocagatta». A guardare le foto quella stagione culturale sembra rivivivere. «Sembra di esserci», dice Romano.

Poi, da annotare, c’è la sintetica visione di una critica non fondamentalista, cui appartiene Testori, nonostante qualcuno lo abbia voluto tirare dalla parte di uno dei due “isterismi” («meravigliosa definizione»). «All’interno della disciplina della storia dell’arte di quegli anni c’era o una fondamentale sociologia brutale della storia dell’arte o in modo assolutamente opposto la tendenza verso una formalizzazione estrema… Due difficili Scilla e Cariddi: l’estremismo ideologico o l’estremismo formalistico». Invece, la storia dell’arte chiedeva di poter essere un’altra cosa, quell’esercizio di competenza e di aderenza alla realtà che poi è diventata. E Testori? «Si teneva aperta una via di fuga linguistica, che gli permetteva uno straordinario avvicinamento alle cose. Era un modellatore della parola a ridosso delle cose, qualche volta perfino facendo prevalere la sua abilissima folgorazione linguistica sull’oggetto». Ma era una via di fuga che riguardava solo uno come lui. Ultima battuta da segnare sui nostri taccuini. Romano confessa che alle mostre gli interessa origliare le spiegazioni di guide, quelle peggiori («le guide-cane»). «Perché così capisco quello che devo togliere dalla testa dei miei allievi».

Nella foto Giovanni Romano con Marco Rosci.

Qui tutta la sequenza delle foto della giornata a cura di Pietro Della Lucia.

Written by giuseppefrangi

aprile 23, 2009 at 10:54 pm

Novara meritava bene un Elogio

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Non perdetevi questa mostra nello scenario stupendo della navata di San Gaudenzio a Novara. Un omaggio a Testori che testorianamente lievitato in quanclosa che è molto più che un omaggio. Si entra sotto la cupola a siringa dell’Antonelli, in quel transetto anche lui un po’ acuminato. Una parete nera con tenda al centro “copre“ lo spettacolo della navata barocca dove ai Tanzio, Gaudenzio e Morazzone (tutti qui di stanza), si sono aggiunte su delle quinte nere altri 14 quadri appena restaurati, con alcune assolute soprese (primo tra tutti il Matrimonio mistico di santa Caterina di Gaudenzio). Aggiungo solo un pensiero: è bellissima la coralità dell’insieme. Si sente che sono pittori in famiglia tra di loro, che parlano una stessa lingua, che stanno bene insieme. Nel senso che insieme diventano più belli, prendono più corpo, aumentano di peso specifico. La Lombardia è cultura plurale, e qui lo si tocca con mano. Uno rimanda all’altro e nessuno esce dimunito dalla presenza di qaudri oggettivamente più belli. Il 18 maggio appuntamento da non perdere con Giovanni Agosti e Giovanni Romano in mostra a presentare il libro – catalogo.

Testori nel 1962 aveva pubblicato un meraviglioso (meraviglioso anche come oggetto) libro Elogio dell’arte novarese. Dopo aver visto la mostra si constata che mai titolo fu più pertinente (e non è un discorso di qualità, ma di tenuta umana, di omogeneità cultural sentimentale)

Written by giuseppefrangi

marzo 24, 2009 at 11:55 pm

Spanzotti a cinque navate

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Ivrea, 20 settembre. Visita al tramezzo di Spanzotti con Giovanni Romano. Sulla parete divisa in una trentina di riquadri, alcuni riquadri si accorpano in un contesto unico. Ultima Cena e Lavanda dei piedi sono ambientate in unico ambiente e la cornice che  divide le scene coincide con una delle colonne delle navate. Ne risulta un ambiente di un’ampiezza inaspettata per un pittore che agisce in una chiesina francescana in piena provincia piemontese. Stessa cosa accade nella capanna che ospita la Natività e l’Adorazione dei Magi. C’è un bisogno di andare ampio, di stare largo che è la cifra del grande Spanzotti. È un mondo dove c’è posto per tutti e non c’è bisogno di sgomitare.

Seconda sottolineatura. L’idea delle pareti affrescate con le scene della vita di Cristo è tipicamente francescana. Chi predicava aveva bisogno di rendere credibili le proprie parole con continui riferimenti figurati. A Milano esisteva la parete più bella di tutti, a Sant’Angelo, dipinta da chissà chi a fine 400 e distrutta intorno al 1530 perché la chiesa fuori le mura era diventata ricettacolo di nemici. Un viaggiatore francese di inizio 500 ne parla come della più bella cosa di Milano, Cenacolo (ancora in buono stato) compreso.

Terza sottolineatura.  Nella scena del paradiso, Spanzotti mette come sorveglianti i rappresentanti di tutti gli ordini domenicani esclusi. Ci sono benedettini, agostinani, antoniani, francescani. Mancano i domenicani. Il motivo la polemica sull’Immacolata concezione, che i francescani propugnavano e i doemicani osteggiavano. Una polemica feroce e senza mezzi termini.

Written by giuseppefrangi

settembre 22, 2008 at 9:27 pm

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