Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Sull’omosessualità del Caravaggio

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Caravaggio era omosessuale? Una battuta scherzosa di Roberto Maroni, mentre rivendicava al proprio ministero (attraverso il Fondo edifici di culto) la proprietà della chiesa di Santa Maria del Popolo, ha rilanciato la questione: «Caravaggio era gay e lumbard», ha detto. Sulla cosa in realtà c’è da discutere. In passato cera stato uno scontro tra Bernard Berenson e Roberto Longhi sulla questione. Berenson, che rera omosessuale, aveva tirato dalla sua parte Caravaggio. Longhi lo aveva strapazzato con un saggetto dal titolo davvero irrispettoso: «Novelletta del Caravaggio “invertito”» (pubblicato su Paragone nel 1952). Erano tempi in cui la cultura di sinistra era rigorista e poco propensa a derive radicali e Longhi ne è piena espressione. Nel saggetto si diverte a demolire una prova sull’omosessualità di Caravaggio (la notizia, molto tardiva, di una sua opera che avrebbe rappresentato 30 uomini «ignudi che si abbracciano lubricamente»). Poi Longhi perfidamente fa capire qual è la questione: che Caravaggio più che essere omosessuale, piace agli omosessuali. Ed elenca gli intellettuali che bussavano alla sua porta per godersi l’immagine del Ragazzo morso dal ramarro. Tra gli altri ricorda Giuseppe Ungaretti (che fece un elegante e anche doloroso outing in una bellissima intervista concessa a Pier Paolo Pasolini: riguardatela).

Oggi il partito negazionista dell’omosessualità ha in Maurizio Calvesi il più ostinato paladino. Ma, premesso che la cosa non è molto importante a capire Caravaggio, bisogna dire che i quadri di più scoperto tenore omosessuale, sono quelli dipinti nei primi anni romani: ma quanto quei soggetti sono indotti dall’esplicita omosessualità del committente (il cardinale Del Monte) e quanto invece “parlano“ delle preferenze di Caravaggio? Con il passare degli anni questi riferimenti in effetti si diradano. E d’altra parte bisogna riconoscere che Caravaggio ha una capacità a volte prorompente nell’interpretare la fisicità femminile: ne sono testimonianza la bellezza a tutto tondo della Madonna dei Pellegrini o di quella dei Palafrenieri.

Ci sarebbe poi da parlare del suo rapporto con le più ambite prostitute romane come quella Fillide Melandroni che posò per la Santa Caterina (Thyssen) e a cui fece un ritratto distrutto sotto le bombe a Berlino (ma il ritratto era destinato all’amante di Fillide, Giulio Strozzi; foto qui sotto). Era quello il tipo di donna che funzionava per Caravaggio; Geronima Giustiniani, che posò come Giuditta e come Maddalena, non era molto diversa.

E se risolvessimo la questione ipotizzando che Caravaggio fosse bisex?

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Written by giuseppefrangi

aprile 17, 2010 a 10:10 pm

6 Risposte

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  1. Io risolverei il tutto dicendo: ma chi se ne frega? Cioè, le preferenze sessuali hanno importanza rispetto alla sua capacità?

    TOTILLAF

    aprile 18, 2010 at 12:38 pm

  2. sinceramente non me ne frega niente se Caravaggio fosse omosessuale o meno. Non aggiunge nè toglie niente a quello che rappresenta per me: un artista rivoluzionario che ha cambiato il corso dell’arte

    mauro

    aprile 20, 2010 at 10:56 am

  3. il tema dell’omosessualità oggi non è solo una questione di gusti o preferenze sessuali. Incontrato senza moralismi o ideologismi e contenedo la grande emotività che suscita ci mostra la nostra posizione nel mondo. Per estrema sintesi credo che solo l’intelligenza di Cristo ci permetta di incontrare questa sofferenza e di trarne visione di noi e del mondo. Perché solo Cristo ci a portato oltre. Il tema è ampio, attulissimo e millenario. Nell’omosessualità c’è un non procedere, una sosta (commista di paura e di sacro timore della natura madre) rispetto alla virile direzione della conquista. La disposizione omosessuale verso il mondo corrisponde a quella della infinita pietà simpatetica per il dolore del mondo. In questa pietà c’è insieme una predisposizione a Cristo e una incompiutezza di Cristo risorto. La testimonianza profonda e l’osservazione sofferta e non sbrigativa ci pone tra i lavoratori della vigna di Cristo. Ci dispone a riconoscere il suo procedere in noi.
    Per Caravaggio, osando arrischiarmi: dai suoi quadri risulta più un indugio giovanile in un mondo indistinto e poi un prendere la strada virile della spada. Ma la spada era portata sempre con una sofferenza così viva e lacerata per il dolore degli uomini da tenerlo sul bordo della morte. E allora ne succedeva un amore per il dolore che nella maturità poteva portarlo ad un amore per i valent’uomini ben più individuato della vaghezza giovanile.

    paola marzoli

    aprile 20, 2010 at 10:58 am

  4. Mi spiace se ho dato l’impressione di banalizzare la questione. Ma non penso sia affatto banale. Ci sono stati artisti per i quali l’omossesualità è stato un fattore potente e drammatico, determinante ben al dilà dei rilievi biografici (Michelangelo e Bacon su tutti) e sono stati degli artisti – chiave per la loro epoca. Su Caravaggio bisognerebbe chiedersi quanto eventualemente questo fattore può aver giocato. Penso che l’analisi di Paola aiuti a mettere fuoco una risposta attendibile. L’indugio giovanile, un po’ pre pasoliniano (le fisionomie sono da ragazzi di borgata) in effetti è una chiave per capire il lirismo di quei primi anni. C’è un sapore di innocenza che poi si perde con il drammatico crescere della coscienza e il complicarsi della biografia. Di sicuro Carvaggio non è mai un nostalgico di quel mondo che ad un certo punto si lascia per strada. È uno che prende la spada. Mi verrebbe da dire che con quella lacera il buio e inventa un nuovo punto di vista.

    giuseppefrangi

    aprile 20, 2010 at 1:32 pm

  5. Berenson omosessuale? Ne dubito fortemente. In caso, forse, bisessuale. Le sue numerosissime amanti (donne)
    i ricordi personali di molti che lo hanno frequentato direbbero il contrario di quanto affermato.
    Come, esattamente al contrario, si ricorda, a Firenze, l’omosessualità di Longhi (soprattutto da parte degli allievi).

    Cecilia

    aprile 29, 2010 at 10:46 pm

  6. invece questo argomento ha la sua importanza: se etichettiamo caravaggio come “pittore maledetto”, secondo un concetto tipicamente decadentista e quindi inapplicabile alla mentalità del tempo in cui caravaggio viveva, inevitabilmente interpretiamo la sua arte da una certa prospettiva, che potrebbe anche essere infondata. Calvesi voleva solo farci cambiare punto di vista, farci abbandonare dei preconcetti. ma cambiare i propri schemi mentali è sempre difficile…

    scimmia

    maggio 12, 2016 at 5:38 pm


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