Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

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Rossi, architetture struggenti

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foto_05-640x5301Ho visto la piccola mostra di Aldo Rossi. Un po’ dimenticata nell’ultimo padiglione della Facoltà di Architettura alla Bovisa. All’ingresso qualche cartello, stampato povero povero, con delle pagine dell’Autobiografia scientifica, sempre di un’acutezza insieme dolorosa e sorprendente (un libro di una sincerità agostinana; un libro che non si può non aver letto e centellinato, anche se trovarlo è impossibile). Fa specie pensare che un uomo come lui sia relegato anche fisicamente così ai margini: Milano finisce di lì a poco. Milano l’ha come estromesso, verrebbe da pensare. Ma c’è un perché. E anche la piccola raccolta di disegni lo svelano. Rossi non trasmette certezze, ma ansia. Puoi pensare di copiarne qualche meccanismo formale, ma restano solo articolazioni vuote senza quell’”oltre” che lui ci metteva dentro. Di Rossi non interessano innanzitutto le soluzioni, ma l’irrisolto. È quel senso struggente, come di un bambino a cui sia scappata via troppo in fretta la felicità, che si avverte nei grandi disegni con quel tanto di favoloso che la sua immaginazione di architetto non censura mai. Bellissima la strisciata colorata per il Museo del mare di Vigo: mi colpisce come si esalti sui formati orizzontali, quasi volesse sempre rapportare l’architettura con un punto di fuga. Tanto che giustifica Thomas Jefferson, il presidente architetto, che aveva aperto la rotonda palladiana, per metterla in rapporto con «la grande, sconfinata pianura palladiana». Bella questa frase: «L’osservazione delle cose la mia più grande educazione formale». Nella foto: Aldo Rossi davanti ad un suo disegno, nella casa rifugio di Ghiffa, dove è morto nel 1997.

Written by giuseppefrangi

febbraio 5, 2009 at 7:33 pm

Rossi d’azzurro

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Lorenzo, Fiorella e Tommaso mi segnalano la mostra dei disegni di Aldo Rossi alla facoltà di Architettura di Bovisa, via Durando (sino al 6 febbraio, ore 8-20, giorni feriali). Mi colpisce il titolo, così apparentemente fuori luogo per un architetto: L’azzurro del cielo. Ma è un titolo che richiama più che i progetti, i desideri. E la grandezza di Rossi consiste molto più di desideri che di progetti. Questo di lui commuove. È un inquieto che non s’accontenta di meno che dell’azzurro del cielo. La vedremo senz’altro.

aldorossi

Written by giuseppefrangi

gennaio 30, 2009 at 1:06 pm

Pubblicato su architettura

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