Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Il Lazzaro di Caravaggio, il più bel quadro del mondo

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scan-090211-0008Ultimamente mi sono sorpreso a ripetere un giudizio un po’ apodittico: la Resurrezione di Lazzaro, dipinta da Caravaggio a Messina nel 1609 è il più bel quadro del mondo. Provo ad andare oltre l’istintività del giudizio e a supportarlo con qualche ragione. Innanzitutto due dati, non inutili: Caravaggio dipinge questa grande tela per Giovan Battista De Lazzari, mercate genovese di stanza a Messina. Lo dipinge per la chiesa dei Crociferi (l’ordine di Camillo de’ Lellis). Nella commissione in realtà si parla di un soggetto diverso, con la Madonna e San Giovanni Battista, omaggio del committente al “suo” santo. Alla consegna Caravaggio si presenta con un soggetto del tutto diverso, evidentemente concordato in privato con il committente, ma verosimilmente frutto della sua libertà creativa. Anziché appigliarsi al nome si appiglia al cognome del mercante: di qui la scelta di raccontare la Resurrezione di Lazzaro. Il cardinal Paleotti, con un po’ di sprezzo, chiamò questa di Caravaggio il peccato di «novità». Scrive Ferdinando Bologna, che Caravaggio si concedeva «una personalizzazione di scelte in cui il peccato di “novità” è non meno flagrante che deliberato».

Il quadro viene accettato il 10 giugno 1609, «nonobstante» il cambio in corsa del soggetto. Alto 3,80 cm, metà occupata dalla scena, metà dal muro terroso che sembra di una grotta. I personaggi sono tutti allineati in orizzontale, in una ripresa fotografica e frontale. C’è la frenesia concitata e brutale di un fatto di cronaca, ma il clik blocca un istante di ordine compositivo assoluto. Un fiotto di luce di forza atomica entra da sinistra, prende di spalle un Gesù che resta in ombra e piomba sul corpo di Lazzaro, che si sveglia dal sonno della morte con il gesto, vitale e stupefatto, del dormiente che si stira: ma le linee del suo corpo (su cui ha scritto cose inarrivabili Roberto Longhi: «il corpo madido», «un tragico negativo della morte di Adone, quasi provasse a tinger di nero anch l’antica Grecia…») compongono un’architettura suprema – architettura di carne rediviva – su cui si regge tutto il quadro. Tra gli astanti in tre guardano curiosamente verso la parte esterna del quadro, distogliendo lo sguardo dall’epicentro del pur clamoroso fatto. Che cosa guardano? L’origine dela luce? In realtà si coglie dell’ansia sui loro volti. Come se non ci fosse tempo da perdere, come se ci fosse da fare in fretta. Tra i tre c’è lo stesso Caravaggio, il più platealmente distratto: autobiografia di un uomo braccato? L’occhio è sgranato e inquieto…

A destra invece tutti sono decisamente sul pezzo. In particolare Maria, sino a pochi attimi prima persin risentita con Cristo («Se tu fossi stato qui, Lazzaro non sarebbe morto») e ora proiettata, con un gesto mai visto prima, sul volto del fratello, per baciarlo ma anche per sentirne, sul proprio volto, il primo fiato. Particolare di abissale verità e tenerezza, là dove l’immaginazione di Caravaggio va talmente dentro quel fatto da coglierne dinamismi  assolutamente veri, mai prima raccontati. Un bacio trattenuto (le labbra sfiorano soltanto) che vale milioni di baci. Guardate poi la mano di Maria, accarezzata dalla luce, che quasi non osa accostarsi al volto del fratello: come avesse pudore e tremore a toccare un simile miracolo. Quasi non potesse contenere il sussulto per quel di cui è testimone. Più sobria, più osservatrice, come da “copione”, alle sue spalle c’è Marta.

Il tutto dipinto con la fretta che è propria della vita. Con la terra che brucia sotto i piedi. E con quel grande vuoto che incombe e cha ha la funzione di sgonfiare ogni enfasi, di far piombare il quadro dentro la essenzialità drammatica dei fatti. Ecco perché siamo davanti (secondo me) al più grande quadro del mondo.

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Written by giuseppefrangi

febbraio 21, 2009 a 5:05 pm

Pubblicato su antichi

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11 Risposte

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  1. Non sono d’accordo,del resto l’arte è un campo così vasto che non si può mai dare un giudizio assoluto.
    Questa resurrezione di Lazzaro è notevole,amo il Caravaggio in tutte le sue salse,dal Bacco malaticcio alla Conversione di Saulo,ma a mio avviso non è l’opera migliore del mondo.

    Studiando l’arte a pieno ritmo vivo nel paradosso di non aver un’opera preferita senso più assoluto.
    Certamente potrei dirti: Van Eyck con il fratello,in quel meraviglioso polittico di Gand,ma poi ti dovrei citare anche Rogier Van der Weyden:La madonna e San Luca.

    Se ti dicessi che adoro il “tondo Doni” e il Giudizio Universale del Michelangelo mi meriterei un: ma che scontato!E’ vero,è vero,ma sono capolavori degni del genio.

    Passerei ore a dirti quali sono le mie opere preferite,come passerei ore davanti alla Calunnia di Apelle del Botticelli,a cercar di decifrare ogni metafora ivi nascosta.
    Vorrei almeno una volta andare ad Orvieto e respirare l’aria che ha riempito le narici del Signorelli,per poi aprire la bocca in segno di stupore.
    Quanti maestri,quanta fatica nel dimostrare il proprio valore,l’inseguire quei valori tattili che il Berenson ha sempre cercato fino all’ultimo dei suoi giorni.

    Che ne pensi del quadro ritrovato ultimamente in Lucania?Questo quadro che ritrae Leonardo?Di chi è la mano?
    Io purtroppo non ne ho la minima idea.
    Saluti Giuseppe!
    OTILLAF

    OTILLAF

    febbraio 22, 2009 at 6:01 pm

  2. Ah, dimenticavo la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze, Masaccio imperiale.

    OTILLAF

    febbraio 22, 2009 at 7:27 pm

  3. Ovviamente è un’idea del tutto soggettiva e discutibile la mia. Quel che mi premeve è tirar fuori delle ragioini per dare consistenza a quella che è una fortissima sensazione. E per stanare altri a fare lo stesso, esponendosi su quadri che ritengono avere un qualcosa in più.

    giuseppefrangi

    febbraio 22, 2009 at 8:16 pm

  4. Mi stai forse dicendo di esprimere tutto ciò che sento mentre guardo ciò che più adoro a livello artistico?? 😀
    Mi piacerebbe non poco.

    OTILLAF

    febbraio 22, 2009 at 9:13 pm

  5. pensaci bene e provaci. un’opera sola, però
    giuseppe

    giuseppefrangi

    febbraio 22, 2009 at 9:39 pm

  6. E cosa ne pensa di quel nero che inghiotte, che occupa quasi metà del dipinto, che incombe?

    Perseoc

    perseoc

    febbraio 23, 2009 at 10:47 am

  7. È un’idea grandiosa, shakespiriana, direi… ma insieme anche è la realtà nuda…

    giuseppefrangi

    febbraio 23, 2009 at 7:37 pm

  8. Non riesco a trovare una riproduzione decente di quest’opera… Quella dell’Argan quando lo studiai a scuola era veramente deludente. Una volta in una libreria ne vidi per caso una riproduzione fatta bene e fu davvero una sorpresa, sembrava un altro quadro.
    A questo punto urge andare a Messina!
    (E’ lì che si trova no?)

    Beatrice

    febbraio 26, 2009 at 11:36 pm

  9. È lì che si trova, e non esposto bene. Ma era arrivato a Milano un paio di anni fa e a Napoli per l’Ultimo Caravaggio nel 2005.
    Quadro difficile da fotografare. Le immagini più belle sono nell’insostituibile libro di Mia Cinotti su Caravaggio.
    E poi ricordo ceh tetsori scelse quel particolare (fratello e sorella) per l’edizione dell’Arialda, Feltrinelli 1961. Copertina disegnata da Albe Steiner…

    giuseppefrangi

    febbraio 27, 2009 at 9:44 am

  10. ovviamente in caso di gita a Messina, mi candido come guida artistico-gastronomica!

    Biagio

    marzo 17, 2009 at 9:42 am

  11. dai che si parte.

    giuseppefrangi

    marzo 17, 2009 at 11:31 pm


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