Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Giotto e quel bacio sulle labbra

con 6 commenti

Leggendo qua e là il nuovo libro di Chiara Frugoni La voce delle immagini mi sono imbattuto in questa immagine ben nota. È un dettaglio dell’Incontro tra Gioacchino e Anna sotto la Porta d’oro, dipinto da Giotto agli Scrovegni. L’episodio è legato alla concezione di Maria e la Porta d’oro è una trasposizione simbolica dell’Immacolata concezione (che a quei tempi era verità ancora molto discussa nella Chiesa).

Ero abituato a vedere l’immagine nell’insieme, con  quel senso supremo della costruzione di cui Giotto era maestro. Trovarmi davanti questo dettaglio stretto, quasi un close up su quel bacio tra i due anziani sposi, mi ha folgorato. Date un occhio ai dettagli di questo dettaglio: le mani di Anna che stringono la testa del marito e ne accarezzano i capelli e la barba, il suo occhio innamorato che si fissa su di lui. Il braccio di Gioacchino che gira largo sulla spalla della moglie, quasi trattenuto dal pudore. I due volti che non si sfiorano ma si toccano. E poi quel bacio sulle labbra, così intenso, così tenero, così fisico. Mi colpisce che sia Anna a prendere l’iniziativa, a rovesciare il copione. È lei che esterna in pubblico il suo amore, senza problemi. Trovo che sia un’immagine immensa, di una densità umana che commuove e trasmette felicità. Pensare ad un amore che persiste così deciso pur nell’età che avanza; pensare ad un piacersi che non conosce stanchezza; pensare a uno stimarsi che non disdegna l’attrazione fisica; pensare a tutto questo è cosa che non ti fa togliere gli occhi da quell’immagine. Fosse per me riempirei le città di immagini così… Le immagini guariscono il cuore e il cervello (quanto è stata grande la Chiesa a capirlo e a difenderle, prendendosi tutti i rischi, quella volta a Nicea quasi 1300 anni fa…)

Scritto da giuseppefrangi

maggio 25, 2010 a 10:00 pm

Pubblicato in pensieri

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6 Risposte

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  1. diceva e dice una mia amica iconografa, che la vera icona del matrimonio e della famiglia è quella di gioacchino ed anna più che la “santa famiglia” di nazareth… mi piacerebbe proprio sentire una bella predicazione su questa immagine di Giotto…

    Alessandro Iapino

    maggio 26, 2010 alle 2:38 pm

  2. … anche me piacerebbe…

    giuseppefrangi

    maggio 26, 2010 alle 10:55 pm

  3. Condivido , la bellezza è la vera cura ed il suo nesso con il vero ed il buono in questa immagine è cosi evidente.Grazie ,Alessandra

    alessandra di francesco

    maggio 28, 2010 alle 8:57 pm

  4. davvero! Siamo abituati a vedere nell’insieme, a vedere in Giotto il senso supremo della costruzione: la sua rettitudine così salda è così profondamente fondata. Così al meglio guardiamo l’arte e la vita, poi un giorno toccati da amore o da grazia (che è lo stesso) (e ci succede a volte dopo i terremoti o le ferite a sangue) vediamo che tutta la costruzione retta di Giotto poggia su una tenerezza senza fine per il mondo e per l’umano, senza partizioni di età o di bellezza. Qualcosa di più dell’energia del bene. Perché il bene porta un carico di umana buona volontà. Qualcosa che buca verso l’essenza. Ripenso a Giacometti furtivo. Giotto, visto qui da vicino, trova senza furto il passaggio.

    paola marzoli

    maggio 29, 2010 alle 4:26 pm

  5. [...] » Quante sorprese tra le pagine del libro di Chiara Frugoni cui ho già fatto accenno qualche post fa.  Lei le definisce “pillole” di iconografia: in effetti sono centinaia di sguardi gettati su [...]

  6. Grazie a Giuseppe per la toccante descrizione di questo bacio che fa battere più veloce il cuore.
    Essendo stato programmato per essere visto dal basso (la scena dell’incontro alla Porta Aurea, di cui fa parte questo bacio, si trova sulla prima, dall’alto, delle tre fasce orizzontali, lato Sud) questo bacio dobbiamo pensarlo anche “sfocato” (non solo in primo piano), come se Giotto avesse voluto darci il senso della sua privata, segreta, bellezza (il bacio dei due sposi sempre innamorati).
    Laura Orsi, Padova

    laura orsi

    luglio 18, 2011 alle 9:40 am


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